
Proseguendo il volo ideale sul Mediterraneo lo staff del Revel sarà lieto di ospitarvi per una nuova serata dedicata a PANTELLERIA “Selvaggia superba figlia del vento”.
MERCOLEDì 16 MAGGIO, ORE 20.30.
MENU:
Antipasto
Pani Cunzatu
Primo
Ravioli alla Pantesca
Secondo
Pesce Spada alla Stimpirata con Caponata Pantesca
Dessert
Cannolo alla Ricotta e Canditi
Vino – Caffè – Amaro
Riflessioni con:
Luca Spinelli
su Storia, Miti, Scrittori e Poeti.
INFO e PRENOTAZIONI Via G. Thaon di Revel, 3 – 20159 Milano – Tel.: 02-683185
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…Lasso! che, da’ suoi lontano,
giorni conduce di rammarco in quella
isola che del mar giace nel cuore,
e di selve nereggia: isola, dove
soggiorna entro alle sue celle secrete
l’immortal figlia di quel saggio Atlante,
che del mar tutto i più riposti fondi
conosce e regge le colonne immense
che la volta sopportano del cielo. …
(Odissea – Canto I: versi 71-79)
Nel punto estremo dallo Stivale a un respiro dall’Africa… indecifrabile sperdutaperla nera nel Mediterraneo… Nel silenzio delle notti spezzato dal sibilio dei venti e dal tormentoso infrangersi delle onde contro i faraglioni, echeggia appassionato il pianto di Calypso per Ulisse… Schiave fedeli della Dea dell’Amore e della Fertilità in guerra eterna con Psyche, nel culto delle acque sulle rive dello Specchio di Venere splendide giocano le fanciulle mutando piume di uccelli in pagliuzze d’oro.
Bent el-Rhià… Sicilia dietro il capo, senza pace dalla Montagna Grande la bellissima Figlia del Vento osserva le coste tunisine. Da dove e quando nuove orde di conquistatori?
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Un’isola da cui si vuole fuggire o non partire più, altro non può essere che l’omerica Ogigia, isola che sempre ti avvolge col suo fascino antico, luogo lontano che sempre ti sfugge, dove il ritmo dell’uomo moderno si confonde e, forse, si perde.
Un’isola di confine, misteriosa nella preistoria con i suoi monumenti funebri detti “Sesi”, poi opulenta città-stato fenicia con l’alta acropoli di marmi abbaglianti, con la potente flotta ed il riparato porto a forma di “tau”, isola di commerci dove il greco con altre genti si mischiava, crocevia di culture mediterranee, giano bifronte tra due mondi, l’arabo-fenicio e il greco-latino, poi diventata romana, bizantina, araba, normanna, angioina, genovese, spagnola…
Isola sempre contesa e distrutta e, come una fenice, sempre rinata dalle sue ceneri; luogo di molti idiomi e culture, con le sue borgate dai nomi arabi, con i suoi sparsi “dammusi”, fortini di pietra per nascondersi e proteggersi dalle scorrerie e dai saccheggi, dal vento e dal sangue.
Pantelleria, la “Pantelaream” latina, archetipo dell’isola così come l’abbiamo immaginata nell’infanzia; solitario ombelico del mare dove l’energia è intensa, dove l’orrido e il sublime convivono, luogo dei lenti orologi e dei rapidi tramonti.
L’isola oggi è chiamata “piccola Italia”, perché qui ci sono la ripida montagna boscosa e il mare, la verde pianura e il lago, l’arida roccia e i dolci declivi, le valli e le colline-cùddie, i faraglioni e le buie grotte marine.
Luogo un tempo inarrivabile, dove il mare è tremendo e dolce, luogo di naufragi tra coltelli di lava; magnetico cuore di vulcano, isola del nero e del verde tra azzurre vertigini di luce.
Musa cantata da chi vi è nato e dai molti scrittori giunti da lontano, isola-confine dove la grecità d’Europa s’esaurisce lambendo il mediterraneo levantino degli intravisti deserti africani. Isola di miseria e lotta, di generosità e fatalismo dove, se il bello è da cercarsi nell’incontro degli opposti, qui è la pura bellezza per eccellenza, tra silenzi assoluti e oscurità totali, dove il primordiale si scontra con il decadimento dell’Europa, dove le sue due anime antiche fanno forse intravvedere una possibile rinascenza, attraverso la riscoperta della vera anima del mondo.
- Luigi Olivetti -






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